Eden Cibej
Siamo davanti a un’epoca di cambiamenti che modificheranno l’intera fisionomia
del Paese; e ci sarà, prevedibilmente,una affannosa corsa di tutti verso tutti i grandi
valori e i grandi ideali: la ricostruzione della propria verginità resta un valore immortale.Ciascuno tenterà di accaparrarsi l’appartenenza ai princìpi della Costituzione,e la vicinanza alla gente più bisognosa; indipendentemente dalle politiche appoggiate fino a ieri.Cercheranno ancora di isolare Di Pietro, dimenticando che è stato difensore, quasi sempre solitario, di legalità e di giustizia sociale. Sarà necessario,pertanto, adeguarsi alle nuove sfide prevedendo e inventando il futuro. I contatti “culturali” tra D’Alema e Fini nelle rispettive fondazioni presagivano, come già scrivemmo mesi orsono, un patto di non belligeranza finalizzato allo spodestamento di Silvio Berlusconi. Salvo a giocarsi la partita in un secondo momento. Fissate le idee di fondo, non potevano mancare gli accordi: qualcuno sostiene che Fini e Casini vogliono spartirsi Palazzo Chigi e il Quirinale; ma sono conti senza l’oste. Come infatti chiariscono le recenti affermazioni di Massimo D’Alema e dei finiani, “serve un governo di responsabilità nazionale” “aperto a tutti coloro che ne condividono le ragioni e il programma”.Aperto cioè a Pd,Udc e Fli. Lo “scontro” e il chiarimento delle appartenenze è pertanto rimandato alla prossima legislatura: resta sempre forte in Casini e Fini la speranza di potersi accaparrare i voti che alla morte della Dc andarono a Fi e che ora potrebbero tornare,insieme a quelli della vecchia An, ai due protagonisti del cosiddetto ribaltone.Tutto ciò che Fini ingoia, in questi mesi, è infatti interamente rivolto ad ereditare legittimamente l’elettorato del Pdl. Ma tanto lui quanto Casini non possono avere già oggi, sondaggi a parte,l’esatta percezione della propria forza elettorale. Ed allora Pier Ferdinando rimane in panchina; Fini forma il nuovo governo di “responsabilità nazionale” e D’Alema,forte di un grosso e collaudato partito, prenota il Quirinale; quasi di diritto: un po’ per essergli sfuggito una volta in favore di Napolitano,ed un po’ perché ci sia un bilanciamento con chi è a Palazzo Chigi. Per quanto riguarda il governo, l’unica sorpresa potrà venire dall’entrata in campo di Luca di Montezemolo, con una grande lista civica – come lui dice – che coinvolga i soggetti migliori che l’Italia è in grado di esprimere: come dire, che in Italia non servono tanto i politici di professione quanto i grandi esperti delle cose da fare.Con tale situazione in itinere,che vede il Pd ruotare nella stessa orbita di Fini per responsabilità nazionale,come affermano quasi all’unisono D ‘Alema e Bocchino e con una intera area politica che tende a spostarsi dal centrosinistra verso il centro, è certamente il caso che ciascuno si rimbocchi le maniche per non trovarsi domani al di fuori del grande cambiamento che si annuncia.E’ ora cioè che la politica tenga finalmente più conto delle aspettative dei cittadini,delle loro legittime
aspirazioni, delle ragioni che li tengono ancora lontani dalla politica: più cultura,più onestà, più coerenza; cioè, più cambiamento. Ai cittadini si parli finalmente sempre chiaro, come in famiglia,perché i problemi esistenti sono i loro problemi,non del Palazzo. Le ideologie hanno fatto ormai il loro tempo: c’è solo da distinguere chi ogni giorno rispetta la Costituzione e chi le è contro, chi paga le tasse e chi le fa pagare agli altri al suo posto, chi serve onestamente la grande famiglia dello Stato e chi lo deruba. E’ il momento che veda l’Italia dei Valori andare oltre se stessa ed assumere su di sé la rappresentanza dell’intera area socioculturale di centrosinistra iniziando già da ora un più concreto radicamento sul territorio attraverso una larga opera di ascolto e di coinvolgimento attivo delle migliori coscienze e delle migliori intelligenze presenti nella società ed oggi ancora assenti dalla politica. C’è molto da lavorare; ma farlo per la gente è un lavoro affascinante. Cominciamo con congressi cittadini il più possibile “aperti”; poi verrà il resto.
martedì 25 gennaio 2011
Una nuova politica per una nuova era
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